Nel cuore della prima parte del Signore degli Anelli c’è una deviazione che ancora oggi spiazza i lettori. Frodo e i suoi compagni fuggono, i Cavalieri neri li inseguono, l’Anello pesa già come una condanna — e all’improvviso entra in scena un uomo con cappello piumato, giacca azzurra e stivali gialli che canta filastrocche. Tom Bombadil. Per alcuni lettori una parentesi stonata, per altri il cuore segreto del libro. La domanda, però, non è se piaccia o meno: la vera questione è perché Tolkien abbia deciso di lasciarlo lì.
I manoscritti mostrano che la sua presenza non è un capriccio tardivo. Il nome “Bombadil” ricorre con insistenza nei materiali preparatori, segno che Tolkien lavorò a lungo sul personaggio, rielaborandolo e integrandolo nella nuova storia che stava prendendo forma alla fine degli anni Trenta. Non un’aggiunta frettolosa, dunque, ma una scelta ponderata. In alcune note viene descritto come una figura antichissima, legata alla terra in modo primordiale. E già questo basta a far intuire che la sua funzione non sia semplicemente narrativa.
C’è poi un dettaglio che nel romanzo spiazza e che nei documenti preparatori appare tutt’altro che casuale. È un momento breve, quasi disarmante nella sua semplicità, ma sufficiente a incrinare le certezze su cui si regge l’intera vicenda. Bombadil sembra muoversi su un piano leggermente diverso rispetto agli altri personaggi, come se non fosse interamente coinvolto nella stessa partita.
Dopo il successo de “Lo Hobbit”, Tolkien aveva persino preso in considerazione l’idea di sviluppare nuove storie legate a questo personaggio. L’ipotesi non si concretizzò, ma il fatto che sia stata contemplata dice molto sulla sua centralità nell’immaginazione dell’autore. Quando il “Nuovo Hobbit” si trasformò nel grande romanzo epico che conosciamo, Tom rimase. Nonostante tutto. Nonostante la sua eccentricità. Nonostante la sua apparente irrilevanza rispetto alla trama principale.
Il nuovo volume di Eterea Edizioni su Tom Bombadil parte da una tesi semplice ma provocatoria: Bombadil non è un errore strutturale né un relitto di versioni precedenti. È una presenza voluta, difesa, calibrata. E soprattutto è un mistero che Tolkien non ha mai voluto dissolvere.
Forse è proprio questo il punto. In un’opera epica come Il Signore degli Anelli che tende verso la guerra, il sacrificio e il destino, Tom Bombadil rappresenta una zona franca. Non offre spiegazioni definitive. Non si lascia ridurre a simbolo univoco. Sta lì, canta, interviene quando serve — e poi si ritrae.
Per decenni, i lettori si sono divisi. C’è chi lo considera una parentesi fuori tono. Chi lo salta nelle riletture. Chi lo difende con passione. Ma c’è un dato che cambia completamente prospettiva: Tolkien non lo ha lasciato lì per caso.

TOM BOMBADIL
Vuoi saperne di più su questa figura enigmatica dell'universo di J.R.R. Tolkien? Acquista il volume dedicato a Tom Bombadil di Eterea Edizioni.

