Il Drago brucia, il drago risorgerà

Era un simbolo di potenza e si vedeva da lontano. Era però fragile perché fatto solo con duemila legnetti, rami e schegge di alberi nemmeno trattati per resistere a pioggia e vento. Ma non doveva andersene così in fretta, dopo appena di due anni di esistenza. Era il bellissimo il Drago di Vaia (Lavarone in provincia di Trento), l’opera realizzata da Marco Martalar, sull’Alpe Cimbra in Trentino, con ciò che era rimasto dopo la violenza della tempesta Vaia, nel 2018. Il Drago era alto sei metri e lungo sette: la scultura era divenuta celeberrima, visitata da migliaia di persone. Se ne è andato in un rogo improvviso, lanciando nel cielo lingue di fuoco e volute di lapilli.

Drago di VaiaQualcuno lo ha voluto distruggere dandolo alle fiamme la sera di martedì 22 agosto. Le fiamme ben visibili da molto lontano, hanno allertato molte persone che hanno immediatamente avvertito i vigili del fuoco. Sul posto i volontari di Lavarone si sono immediatamente cimentati nello spegnimento del rogo. Ma tutto è stato inutile. Non è giusto, non è umano e soprattutto è un gesto senza senso. Per incuria, vandalismo o voglia di fare una bravata, qualcuno ha voluto distruggere questo simbolo di rinascita. Dato il soggetto fantastico, dato il materiale di recupero che lo costituiva, data la collocazione in una radura-pulpito ideale, il Drago era colmo di significati. Ma comunque chi ha voluto eliminarlo non ha veramente capito nulla. Il Drago di Vaia rinascerà perché il simbolo è più forte dell’uomo. La comunità locale, guidata dal sindaco Isacco Corradi e dallo stesso artista Marco Martalar, ha lanciato una raccolta fondi che è già a metà strada, ma deve raggiungere i 50mila euro.

Drago di Emanuele Manfredi
Eterea edizioni vuole esprimere il proprio supporto a tutta la comunità veneta e all’artista. Il nostro legame col drago è forte come testimonia J.R.R. Tolkien che lo considera la creatura di fantasia per eccellenza: «Il drago portava il marchio made in Feeria impresso a chiare lettere; e, quale che sia il mondo in cui porta avanti la sua esistenza, si tratta sempre di un Altro Mondo».

Insieme agli amici dell’AIST (Associazione Italiana Studi Tolkieniani), Eterea Edizioni vuole dare un aiuto concreto contribuendo alla raccolta fondi. E se potete, fatelo anche voi, cari e affezionati lettori. Perché «il drago non è una fantasia oziosa. Quali che possano essere le sue origini, nella realtà o nell’invenzione, nella leggenda il drago è una potente creazione dell’immaginazione, più ricca di significato del suo tumulo d’oro», come scrive naturalmente Tolkien. E presto dedicheremo al drago un progetto editoriale tutto suo!

 

Roberto Arduini